Pubblicato da: maria rosa orrù | 1 marzo 2010

Sera del secondo giorno

La giornata è passata in un lampo e di sera ho cenato di nuovo con Eumeo e gli altri pastori. Ho detto loro che pensavo fosse giunto il momento per mettere in atto il mio piano: andare verso il palazzo e chiedere lì l’elemosina come un normale mendicante, ma Eumeo si è sdegnato e mi ha chiesto di restare ancora, almeno finché Telemaco non ritorna. Mi ha parlato in modo sgradevole dei Proci che risiedono nella mia casa; dice che mangiano il mio cibo e si contendono mia moglie; sono sempre unti e vestiti con splendide tuniche, governano superbi e si circondano di armi.

A tavola ho chiesto a Eumeo di parlarmi di Laerte e di Anticlea e con gioia ho appreso che mio padre è ancora vivo, sebbene aspetti che Giove lo faccia morire, perché non riesce a sopportare il dolore per la mia lontananza, e che mia madre (ma già lo sapevo, perché l’ho vista nell’Ade), è morta a causa della mia assenza. Non volevo destare sospetti e rischiare di rivelare la mia identità, mostrando le mie emozioni, così ho spostato il discorso su di lui e gli ho domandato la sua storia. Ha parlato a lungo e mi ha colpito molto il suo racconto: è stato rapito dai predoni Fenici, poi venduto a Laerte… Ma mio padre lo ha sempre rispettato e trattato dignitosamente, nonostante fosse solo un porcaio.

E così è finita la mia seconda giornata a Itaca.

Ora vado a dormire.

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