Pubblicato da: maria rosa orrù | 26 febbraio 2010

Il cane Argo

All’alba Telemaco è andato via dall’abitazione di Eumeo, il mio fedele porcaro, per ritornare alla reggia ancora invasa dai Proci. Pallade Atena mi ha ridato le sembianze di un vecchio mendicante, così, irriconoscibile, insieme ad Eumeo  sono andato in città. Per strada abbiamo incontrato il capraio Melanzio, amico dei Proci, che non ha perso occasione per insultarmi, ma per non scoprirmi ho preferito non reagire. Dentro la  reggia…. Che commozione sentire il suono della cetra dell’aedo Femio: stava allietando il pranzo dei Proci. Ma ecco, mentre davanti alla porta del cortile discutevo con Eumeo su  chi dovesse entrare per primo,  un vecchio cane  nel vedermi  ha alzato improvvisamente la testa e le orecchie.  Era pieno di zecche, poveretto,  ma mi guardava come se mi stesse aspettando. E ad un tratto ho capito: era il mio fidato Argo. Quanto era bello un tempo! Ripensandoci e vedendolo ridotto così, mi è caduta una lacrima. Mi sono avvicinato per accarezzarlo e…   ha perso ogni sua forza…

Era  felice, però, lo sapevo,  perché aveva aspettato vent’anni  il  momento in cui mi avrebbe rivisto .

Argo è stato l’unico a riconoscermi senza nessun aiuto divino e ho capito che pur essendo solo un cane mi è stato  più fedele di tutti quelli che mi hanno invece schernito.

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